Unnamed’s Boulevard
Giugno 10, 2007
Possibile racconto da inserire nel menabò.
Unnamed’s Boulevard
Un Breve racconto di Marco Barizza
Ideato da:Marco BarizzaE Nicola Diral
Le persone hanno una strana percezione della morte, come se fosse un imprevisto, una visita non gradita. Quando muore qualcuno che conoscono bene, la stessa espressione di sgomento e incredulità emerge dalle loro facce, tutte uguali, è difficile pensare alla fine come ad una parte del viaggio.
Un uomo cammina sotto la pioggia scrosciante per le strade di Venezia, è Novembre, indossa un lungo cappotto, con il bavero alzato per ripararsi dal freddo ma sotto al bavero si scorgono dei segni viola sul suo collo e ha un cappello, zuppo d’acqua. È ormai sera e le strade sono vuote, le persone sono rintanate nei ristoranti o a casa, a godersi il grande acquazzone che inonda le piazze e le calli. La luce dei lampioni non riesce a rischiarare la notte fissa e densa dei vicoli. L’uomo si ferma sopra un ponte a fissare l’orizzonte, come se cercasse qualcosa, come un artista in cerca d’ispirazione, tira fuori da una tasca un biglietto di carta che nonostante la pioggia non si bagna, l’uomo distoglie lo sguardo dall’orizzonte e ne legge il contenuto, poi scompare, come divorato dalla notte. “Che cazzo significa è morto?”“Mi dispiace, abbiamo fatto il possibile” Due anni dopo “Vieni a letto Arriett, è tardi” dico sforzandomi di sorriderle, che cazzo ogni straschifosa sera la stessa merda, si pianta davanti a quella parete del cazzo a guardare la foto di Jhon, quante volte ho pensato di buttarla a terra e saltarci sopra, gli ci vuole uno shock ecco che cosa ci vuole, uno stramaledetto shock per riprendersi, ma so che non servirebbe a niente, cento euro a seduta per tre volte alla settimana non servono a niente. Arriett si volta come risvegliata e mi vede che stò li in piedi, ma è come se il suo sguardo mi passasse attraverso, si alza, va al bagno, apre l’armadietto delle medicine e ingoia due pasticche come se fossero bònbòn, e pensare che mi cagava il cazzo se bevevo un paio di birre al bar, adesso non glie ne fotte piu di niente. Me ne torno a letto, e dopo qualche minuto sento che si stende vicino a me, allora mi rilasso e dopo poco stò già nel mondo dei sogni.
7:03 La sveglia gracchia il suo motivetto monotonale che mi fa incazzare già di prima mattina, mi rigiro nel letto e la vedo che fissa un punto nell’universo oltre il soffitto e oltre al tetto, la mia piccola ha gli occhi a raggi x. “Non hai dormito anche sta notte?” le chiedo cercando di tenere un tono che non faccia trasparire quanto cazzo mi fa girare il cazzo sta cosa, lei non mi risponde un cazzo al solito.Allora mi alzo e cerco di dare un senso alla giornata, prima di uscire mi lavo e preparo la colazione per tutti e due, glie la lascio sopra al tavolo, con un biglietto: “ti amo” Prendo la macchina e me ne vado alla stazione del treno, scendo a mestre ed entro al lavoro e ogni volta che entro in questo posto di merda che puzza di pesce, mi chiedo chi cazzo me l’ha fatto fare di trasferirmi in italia, tutto per il lavoro e poi mi son detto, cazzo lasciare i sobborghi di Sheffield per Venezia, forse non è proprio una brutta idea, solo che mi hanno sbattuto da un sobborgo ad un altro, cambia paese, cambia abitudini, cambia alimentazione, ma la merda che si mangia la gente come me è sempre uguale. Salgo di sopra, e arrivo al mio ufficio, incrocio per caso un paio di colleghi che li saluto sfoggiando uno dei migliori sorrisi di circostanza che il mio viso può cagare. Ma loro non ricambiano, al solito. C’hanno tutti la puzza sotto al naso st’italiani dimmerda, mi siedo alla mia scrivania e aspetto che mi portino qualche maledetta pratica, è già da un pezzo che non mi danno più niente da fare, se questo non è mobbing salcazzo che cosa sia. Ma io aspetto solo la fine del mese e se non mi trovo la mia solita busta qua pianto un casino, nel frattempo mi metto a fare un paio di cose col computer, tanto perché non mi piace di rubare il salario. La giornata scorre liscia e tranquilla come una di quelle domeniche estive, quando me ne stavo tutto il giorno in spiaggia con Arriett. La sera, riprendo il treno e me ne torno a casa, nel cuore della campagna veneziana, appena entro in casa mi accorgo che la colazione per Arriett è rimasta la dove l’avevo lasciata, allora butto tutto nel cestino e lavo i piatti, preparo la cena per me e per la mia signora e me la divoro avidamente, mentre lei sta la piantata su quella sedia senza dire un cazzo ne mangiare, a quel punto sbrocco di brutto, questa situazione mi sta scolando il cervello. “Potresti almeno dire qualcosa Arriett, cristo d’un dio, una parola, un saluto che cazzo ne sò, te ne stai la come una autistica dimmerda, tutto il santo giorno, che cazzo te lo pago a fare quel dottore?” lei continua a non dire un cazzo e sembra che le mie parole non la tocchino minimamente. “Arriett porco cazzo sto parlando con te, io mi spacco il culo per cercare di tornare alla solita vita merdosa di sempre, che cosa devo fare, che cazzo devo fare ancora per te?” sento che la rabbia mi sale al cervello e comincio a urlare di brutto e sono completamente in balia di me stesso, della rabbia, ma lei non reagisce, non muove un muscolo e questo mi spiazza ed è una cazzo di schifosissima situazione e mi verrebbe da piangere, mi inginocchio vicino a lei e la abbraccio e la bacio sulle labbra e le sussurro all’orecchio: “non ti preoccupare Arriett, sistemeremo tutto, te lo prometto, io e te, sistemeremo tutto”.
7:03 Quella cazzo di sveglia mi trapana il cervello e quando mi alzo mi solleva vedere che Arriett stà dormendo e dato che è stato un periodaccio dimmerda decido di prendermi una giornata di malattia e andarmene a fare un giro, per coltivare il mio hobby, la fotografia. Scendo le scale e mi tuffo in macchina e giro per ore, è una bella giornata e mi risolleva un po’ il morale, quando torno a casa è già il tramonto, mi siedo a guardare il mio quiz preferito e mi scolo una birra, “Caro concorrente per centocinquanta mila euro mi sa dire come si chiamava il singolo più famoso dell’album Ten del celeberrimo gruppo americano Pearl Jam?” Al momento della risposta dello stronzo la tivu si spegne, “c’era da immaginarsela, ogni giorno la stessa storia, qua non funziona mai un cazzo”, un po’ stizzito mi alzo e me ne vado nella camera oscura a sviluppare le foto che avevo fatto durante la giornata, non è molto grande, l’avevo ricavata da un piccolo sgabuzzino, però almeno questa funziona. Le foto sono tutte completamente bianche “salcazzo che cosa ho sbagliato” mi ripeto a bassa voce all’infinito, le butto tutte nel secchio dell’immondizia e me ne vado a letto. L’indomani, domenica, mi sveglio con molta calma e mi metto a fare un bel discorso a mia moglie, sul tempo, sul mio lavoro che mi rompe le palle, insomma del più e del meno, lei non mi risponde e va bene, ma mi sembra che stia attenta a quello che dico ed è già qualcosa. Passo il resto del pomeriggio a cercare qualcosa da fare, ma finisce che vado a passeggiare, abito a fianco di questa cazzo di zona industriale, ma infondo mi sembra di essere a casa, a Sheffield, le solite facce di cazzo di lavoratori e operai e gente che sbarca il lunario spaccandosi il culo, le solite strade, che le potresti trovare in qualsiasi altro sobborgo di qualsiasi altra cittadina europea, insomma, la solita merda. Io proprio non capisco, non si sforza nemmeno di capirmi, non ci prova, lui pensa al suo lavoro del cazzo, ai suoi problemi, a fotografare gatti del cazzo spiaccicati per la strada, ma non ha la più pallida idea di come stracazzo mi senta io. Insomma, stò chiusa tutto il santo giorno qua dentro, cerco di renderlo felice, cerco di rendere felice anche me stessa. Tutta questa merda è saltata fuori da quando ci siamo trasferiti in questo posto schifoso, Italia dei miei coglioni, altro che, io mi immaginavo di abitare in un bel appartamento e alla mattina quando avrei aperto le finestre avrei visto il canal grande e avremmo fatto colazione in un bel salone e invece siamo finiti qui e i miei sogni ad occhi aperti si sono spenti, ma insomma lui neanche ci prova cazzo, gli faccio da mangiare tutto il santo giorno ma lui non mangia mai, se ne stà tutto il giorno fuori casa e non so davvero a cosa fare, una di queste sere, se mi incazzo solo dio sa che cosa gli faccio, di sicuro mi sfogo, è impossibile comunicare con lui, sta su un altro pianeta, davvero non so che cazzo gli passi per la testa ultimamente, a volte lo trovo che sta chiuso nello sgabuzzino al buio, davvero, inizia a farmi paura.
7:03 Questa volta quella sveglia del cazzo la frantumo contro il muro, il suo gracchiare mi da veramente ai nervi, mi passo la mattinata al lavoro dove non faccio un gran cazzo, sta per finire il mese però e voglio proprio vedere se mi danno lo stipendio, comunque, esco prima dal lavoro e camminando per la strada mi vedo un coglione che corre e si dimena e urla come un ossesso, la gente non ci fa caso, sembra che lo veda solo io, fatto sta che sto stronzo imbocca una vietta e non lo vedo piu, camminando verso casa, passo davanti da una pescheria, il posto ha un’atmosfera molto strana, decido di entrarci per comprare del pesce benché io non abbia fame, una volta entrato, questo tizio alto e smunto mi fissa ed io fisso lui, è la prima volta dopo diverso tempo che riesco ad avere un contatto con una persona, oltre a mia moglie, l’uomo mi fa una smorfia di sorriso e un cenno con la testa e io ricambio, “Salve signore, posso esserle utile?” mi dice continuando a ghignare con quella sua faccia di cazzo, “ ah, si, si vorrei comprare del pesce” rispondo io e mi accorgo che i ripiani sono tutti vuoti, non c’è un solo cazzo di pesce o qualsiasi altra bestia che provenga dall’acqua in questo posto. Questo stronzo si mette a ridere e poi mi fa “non aprirlo” ma la sua voce non è per niente amichevole, io resto fermo e non riesco a dire un cazzo finche gli faccio “che cosa non dovrei aprire?” lui si limita a ghignare ancora e poi diventa di nuovo serio e mi dice: “come ti chiami?” e io sto lì lì per rispondere, quando mi rendo conto che porco il cazzo non me lo ricordo, non mi ricordo il mio nome, la cosa non mi sembra molto normale, anzi la cosa mi sembra completamente anomala, il tizio si rimette a ridere questa volta proprio di gusto, una di quelle risate grasse che fanno i coglioni quando vanno al cinema. Al che io comincio veramente a cagarmi addosso e quindi esco, scappo e inizio a guardarmi intorno e ogni passo che faccio vedo le cose diversamente da come le vedevo prima, voglio dire sono proprio nel pallone capito e inizio a guardare i nomi delle strade ma porco cazzo non ce scritto niente, ci sono i cartelli ma sono bianchi e anche le insegne dei negozi non c’è scritto proprio un cazzo, telo di corsa a casa, e mi ci chiudo dentro, non so dove cazzo sia Arriett ma io sono ancora in panico, il cuore mi batte a mille e io inizio a pensare che stò dormendo e che stò facendo uno stronzissimo sogno e che ieri sera ho mangiato troppo o bevuto troppo o che cazzo ne so.Cerco di calmarmi, mi siedo sulla mia poltrona, mi scolo una birra e cerco di rilassarmi, in tivu danno quel solito cazzo di quiz. “Caro concorrente per centocinquanta mila euro mi sa dire come si chiamava il singolo più famoso dell’album Ten del celeberrimo gruppo americano Pearl Jam?” La stessa domanda di ieri e di ieri l’altro e questa cazzo di cosa comincia a puzzarmi, appena il concorrente apre bocca la televisione va in palla e non si vede più niente, poi mi metto a pensare a quello che mi aveva detto il tizio del negozio e mi ci devo sforzare per ricordarmene, ma poi mi viene in mente che mi aveva detto di non aprire qualcosa, ma non so a cosa si riferisse. Mi metto a pensare e non mi viene in mente un cazzo di niente finche crollo sulla poltrona e mi sveglio l’indomani, che decido che non andrò manco per il cazzo al lavoro fino a che non avrò capito che cosa sta succedendo e inizio a pensare alla mia vita fino a quel momento e giuro su dio che non riesco a ricordarmi un cazzo. È come se mi fossi di punto in bianco ritrovato a questo punto della mia vita senza avere un passato e chissà se avrò un futuro, è come un buco spaziotemporale, una cazzo di cosa complessa mi capite e io non ci ho mai capito niente di queste stronzate metafisiche.Fattostà che inizio a sudare come un porco che sta per essere sgozzato e sto cercando di ricordarmi se mi sono fatto di qualche cazzo di droga, ma non me lo ricordo, mi sento crepare dentro casa, allora decido di uscire, prendo la porta e appena esco vedo che c’è una strafottuta flebo messa per dar da bere alle piante, questa cosa mi sembra assurda, ma allo stesso tempo inizio a sentirmi male, mi sento strano e un cazzutissimo flashback mi attraversa il cervello come se mi avesse investito, infatti finisco col culo a terra mentre vedo nella mia mente l’immagine di un letto e di un bambino che mi sorride con questa cazzo di flebo attaccata al braccio.“Qua mi sono bevuto il cervello, cristo santo, che cazzo di brutta storia” e mi prende male e inizio a urlare: “HEI CHE CAZZO STA SUCCEDENDO? CHE STRACAZZO SUCCEDE HO CHIESTO?” Ma nessuno mi sente e tanto meno mi risponde, al che inizio a camminare per cercare di schiarirmi le idee almeno un minimo, ho una marea rigurgitante di elementi e di cose alle quali pensare e cose da ricordare e mentre cammino uno stronzetto su uno skateboard, quasi non mi finisce addosso e cascando a terra si rovescia lo skateboard, sul fondo ha un disegno strano, sembra un pesce che salta fuori dall’acqua, la mezza sega mi guarda e mi sorride e io gli mollo un gran calcio nel culo, dritto dritto nelle chiappe dello stronzo, che non ride più. Continuo a camminare e arrivo in questa parte della zona industriale che non avevo mai visto, è un desolato pezzo di terra e fabbriche abbandonate, su di un muro ci sono dei manifesti, ma non uno o due, tutta la merdosissima parete è cosparsa da quei manifesti del cazzo e sui manifesti c’è sto cazzo di logo con un pesce che esce dall’acqua, al che la merda mi invade il cervello e io preso dal panico mi metto a sboccare appoggiato al muro.Scammello per un altro pezzo di strada e mi vedo lo sciroccato che correva per strada come un ossesso che adesso è fermo, proprio nel centro della strada e mi fissa, al che, anche se me la faccio sotto, cerco di avvicinarmi a lui per chiedere spiegazioni, ma vedo che questo china la testa e tira fuori un bigliettino dalla tasca della giacca scamosciata, lo apre e scompare, quanto è vero dio, cazzo di buddha mi scompare davanti agli occhi, al che svengo e mi risveglio alla mattina seguente, la sveglia è intatta sul comodino e segna le 7:03 di sera però, mi sveglio e Arriett è in bagno che si sta lavando, vado in salotto aprò l’HIFI e mi metto su un album: Medusa dei Clan Of Xymox e mentre ascolto la canzone che ha dato nome all’album mi ricordo che è un album del 1986 e questo mi fa sentire bene, sono tornato in me e sono sicuro che ho sognato tutta quella merda, quando il mio sguardo si posa sul mobiletto dell’HIFI, sopra è da un casino che non va pulito ed è pieno di polvere, però c’è un segno, cioè un cerchio che è pulito cioè non ha polvere, è come se qualcuno avesse tolto un soprammobile da la sopra, ma non ci faccio caso, o meglio, cerco di non farci caso. Il tempo passa ed io mi sono ascoltato in serie: Out Of The Rain dei Clan Of XymoxHollow Eyes dei Red Lorry, Yellow LorryBitching dei The StranglersPsycho Killer dei Talking HeadsThings We Never Did dei Sad Lovers And GiantsE Eclipse dei Kirlian Camera E insomma me ne stò li a missare con i miei piatti questi pezzi e riesco per un po’ a non pensare a un cazzo, ma inevitabilmente nel mio cervello mi ripasso tutto quello che ho visto e che devo ricordare e giungo alla conclusione che è chiaro che qua c’è uno schifosissimo puzle da mettere assieme e che questa situazione ha poco di chiaro, è chiaro però che non sono fatto di nessuna droga e che non sono ubriaco e che ciò che tocco quello che ascolto e tutto il resto è reale, quindi mi impongo di non cagarmi addosso, mi siedo di nuovo a pensare al cazzo che è successo e ancora ripenso a quel “non aprirlo” ecco quella frase mi suona ancora inquietante anche tra le rassicuranti mura di casa, forse è solo uno scherzo dei miei colleghi di lavoro che mi vogliono fare impazzire, come se non avessi già dei problemi, con Arriett in quello stato di catalessi ambulante. Nel profondo della mia testa ci sono altre parole però che bruciano e inizia a farmi male sul serio la testa e mi chiedo a voce alta: “che cazzo d’altro mi ha chiesto quel merdoso” come per prendere coscienza che veramente mi ha chiesto qualche cosa d’altro perché non me ne ricordo.Scavando a fondo, riesco a ricordare che mi ha chiesto qualcosa di personale, qualcosa che riguarda me, ma più scavo, più mi gira la testa e quindi decido di smettere.Mi viene un altro dubbio e corro in camera mia e il mio dubbio è fondato, l’orologio segna sempre le 7:03 e corro per la casa a controllare gli altri orologi, ma sempre lo stesso merdoso risultato.“Qua c’è da cacarsi nelle brache” mi dico tra me e me, quindi prendo lo schifoso coraggio a quattro mani e decido di risolvere questa merda, torno in salotto e mi metto a fissare intensamente quel cazzo di buco pulito sulla superficie piena di polvere, ma niente, non ricordo un cazzo, allora decido di appuntare tutti gli indizi su di un foglio cosi che me li possa ricordare, ma in casa non c’è un solo foglio schifoso, mi tasto nella tasca e tiro fuori un foglietto accartocciato e solo in quel momento mi rendo conto di averlo tirato fuori mille altre volte quel foglio del cazzo ma me ne ero dimenticato.Ho paura ad aprirlo, mi sudano le mani, ma che cazzo lo devo fare, appena scartato il foglietto vedo che c’è qualcosa scritto su, ma mi si inculino se riesco a leggerlo, riesco a distinguere poco chiaramente una lettera, la lettera “R” ma prima e dopo di questa merdosa lettera c’e dell’altro scritto, ma non vedo niente, questo mi scoraggia, perché se io l’ho già visto un milione di volte sto cazzo di foglietto, vuol dire me ne posso dimenticare da un momento all’altro e cristo, sarà un gran casino. Mi sveglio nel cuore della notte, con una risposta, non so com’è, forse me lo sono sognato, o forse stavo pensando nel sonno, comunque, mi sono ricordato che soprammobile c’era sopra quel cazzo di HIFI, ma non mi ricordo dove cazzo sia finito, allora accendo tutte le luci e mi accorgo che è chiaro e che le luci non servono a un cazzo, Arriett stà dormendo ancora, io guardo dappertutto fino a che non guardo dietro alla tazza del cesso, per terra e trovo ciò che stavo cercando: una statuetta di un pesce che esce dall’acqua.Questo mi manda se possibile ancora più in agitazione e mi ricordo che l’avevo vista sulla parete di quel cazzo di capannone e sotto la tavola da skateboard del ragazzino e capisco che qua, qualcuno mi vuole dire qualcosa, ma io non capisco, cristo, non lo capisco.Mi siedo in poltrona e accendo la televisione e c’è sempre lo stesso stramaledetto quiz e per l’ennesima volta mi ricordo di averlo già visto mentre il conduttore fa la domanda: “Caro concorrente per centocinquanta mila euro mi sa dire come si chiamava il singolo più famoso dell’album Ten del celeberrimo gruppo americano Pearl Jam?” E poi come al solito si spegne, ma, io ricordo ora, come cazzo si chiama quel singolo, me lo ricordo e di colpo mi tocco nella tasca e ci trovo il biglietto, al che lo scarto subito e lo vedo, lo vedo c’è scritto: “J_R__Y”E quando leggo quelle lettere di merda è come se il cervello si sgrovigliasse tutto in un momento e ricordo e mio dio, quel ricordo è come mille coltellate e tengo duro per non impazzire, salgo le scale che portano al piano di sopra, non so quanto tempo sia passato da quando ero andato al piano di sopra l’ultima volta e mentre salgo le scale, ci sono delle foto, delle foto mie, fin da quando ero piccolo, per tutte le fasi della mia vita c’era una foto e lo stesso anche per Arriett, Arriett chissà perché non ho scordato il suo nome, ma ho scordato il mio. Sulla parete ci sono anche altre foto, foto di un bambino, ma ce ne sono poche, nella prima deve avere pochi giorni di vita, nella seconda qualche mese, poi forse un paio d’anni e poi c’è l’ultima dove avrà non più di cinque anni ed è disteso su di un letto con una flebo nel braccio e sorride, ma si vede dalla sua faccia che sta male.Allora mi sento male è come se riaffiorasse pian piano dal mio cervello tutta la mia vita e ricordo, cazzo se ricordo, quello è mio figlio, salgo di corsa le scale e c’è una porta, ma non si apre è chiusa a chiave allora la sfondo a forza e ho già le lacrime agli occhi, quando entro mi sento come se stessi per morire e vedo il suo letto, il letto di mio figlio e un sacco di macchine per controllare le funzioni vitali e non ricordo perché non c’è, non ricordo il suo nome, ma ricordo che Arriett guardava sempre una sua foto, giù in salotto, allora corro di sotto che quasi casco e mi rompo la schiena.Quando entro nel salotto, c’è Arriett in ginocchio che guarda questa foto attaccata sul muro, la foto di nostro figlio, e la guardo anche io e sottovoce pronuncio quasi inconsciamente il suo nome: “Jhon!” certo, Jhon, come ho fatto a dimenticarlo, “Questo posto non è reale, sono dentro la mia testa”, al che crollo a terra, non tengo più il peso dei ricordi e lascio che sgorghino liberi, mentre piango la vedo, la mia schifosissima vita, come se fosse il filmino di natale proiettato su una cazzo di parete del salotto. “Jhon” chiedo con un filo di voce mentre le lacrime mi rigano il viso,“si, papà” mi risponde,“tieni duro, tieni duro Jhon, tra poco arriverà il dottore” nello stesso momento entra di corsa in camera Arriett urlando,“Che cosa succede? Come sta Jhon?” io la porto fuori dalla stanza di forza e le dico cercando di essere calmo, “ha una stronzissima crisi Arriett e forse sarebbe meglio se tu non entrassi urlando a quella cazzo di maniera in camera sua”, Arriett è già un fiume di lacrime in piena e tra i singhiozzi trova la forza solo per dire una frase “ma come si fa ad andare avanti così?, se non è oggi sarà domani, Jhon è alla fine Jeremy, è inutile, tutto quello che facciamo è inutile”“Adesso arriverà il dottore Arriett” e lei mi ribatte bruscamente “e che cazzo di differenza vuoi che faccia il dottore, ma mi sei stato a sentire?”, “si Arriett, lo so benissimo che Jhon stà morendo e che noi non ci possiamo fare un cazzo di niente, ma almeno stiamogli vicino nel tempo che gli resta”, allora Arriett alza lo sguardo e mi guarda negli occhi e mi fa cenno di si colla testa mentre mi abbraccia. Poco dopo arriva il dottore che dice che Jhon ha una crisi seria e che bisogna portarlo subito in ospedale, quindi da li siamo passati tutti all’ospedale, dove dopo mezz’ora il dottore se ne esce dalla stanza di rianimazione e mi fa: “Jhon è morto, mi dispiace Jeremy” con un filo di voce come se si vergognasse,“Che cazzo significa è morto?” gli ringhio contro io,“Mi dispiace, abbiamo fatto il possibile” ribatte rispettoso,“Mio dio” faccio io come stupito, ma dentro di me sono contento, provo questa sensazione e mi vergogno di provarla ed è una cazzo di cosa che so che non potrei dire mai ad Arriett, ma io sono contento che mio figlio non soffra più.“Lo avete accudito voi per tutti questi mesi, mi dispiace ma, dovevate prepararvi a questo” mi fa ancora il dottore serio e rassegnato, io gli faccio un cenno colla testa e vado a dirlo a Arriett. Mi risveglio steso a terra nel salotto e ora so, so perché mi sono bevuto il cervello, mio figlio è morto, il piccolo Jhon ha sofferto tanto prima di morire. Adesso so anche come mi chiamo, in fretta quindi tiro fuori il foglietto dalla tasca e però mi blocco prima di aprirlo, perché mi ricordo di quel tizio per strada, che aveva letto il biglietto ed è scomparso, ora, io credo di essermela sognata quella merda, forse se leggo questo cazzo di biglietto mi risveglierò, anche se fosse in un letto d’ospedale o in un cazzo di manicomio, sarà sempre meglio che qua. Butto giu la saliva e apro il foglietto, dove si vede ora chiaramente la scritta: “JEREMY”Ma porco il cazzo non mi succede niente, non sono scomparso e tanto meno mi sono svegliato da quest’incubo merdoso, cazzo di dio, che cazzo c’è ancora?Prima di rimettere il biglietto in tasca mi ci cade di nuovo l’occhio e capisco perché non è successo nulla, il biglietto dice altro: “JEREMY ___L”E ora mi trovo punto a capo e ritorno in quel vortice senza fine di pensieri circolari e mi viene da pensare a quante cazzo di volte mi sarò trovato a questo punto, ma ormai sono stanco e la mia stanchezza supera anche la paura di ciò che non capisco, quindi decido di tornare di sopra, nella camera di Jhon e di concentrarmi, magari qualcosa mi ritornerà alla mente.Resto seduto in quel posto per un tempo che non posso definire ma la mia percezione del tempo che in questa condizione è quel che è mi dice che ci sono stato abbastanza, ho pensato a mille cose diverse, ma porco il cazzo se è successo qualcosa. Quando mi alzo per andarmene però mi ricordo una cosa, forse una cosa stupida, ma mi ricordo che ho trovato quel cazzo di statuetta del pesce che esce dall’acqua vicino al cesso e forse lì posso trovare delle risposte. Scendo di corsa le scale, ancora una volta e mi lancio nel cesso, il bagno è pulito, con le piastrelle bianche e non c’è l’ombra di un indizio li dentro, visto che sono li, decido però di farmi un bagno e quando mi ci immergo prendo il sonno immediatamente, mi risveglio stordito e penso che non ho la più pallida idea di quanto ho dormito, ma in questo cazzo di incubo il tempo è piuttosto relativo direi, apro gli occhi e cazzo quello che vedo mi fa saltare un bel po’ in aria e per poco non mi prende un infarto, l’acqua nella quale stavo dormendo è sangue e quando inizio veramente a rendermi conto che è sangue e a pensare di chi cazzo è sto sangue, mi gira la testa e svengo dentro la vasca però alcuni ricordi affiorano. Mia moglie dopo la morte di Jhon era andata in depressione e andava tre volte la settimana da uno strizzacervelli che l’aveva imbottita di farmaci, lei se ne ingoiava anche di più di quelli che le servivano, fino ad arrivare ad uno stato di catalessi, stava sempre in ginocchio in quel cazzo di salotto a guardare la foto di Jhon e piangeva, piangeva tutto il santo merdoso giorno, una sera che lei stava piangendo, io stavo seduto sulla poltrona in salotto a guardare un quiz e a bere una birra, tutte quelle urla e pianti, senza contare che anche io ero piuttosto provato dopo la morte di nostro figlio, bhe insomma a quel punto non ci ho visto più, mi sono alzato dalla poltrona, ho preso la statuetta che avevo vinto al lavoro come miglior venditore, quando ero ancora a Sheffield e lavoravo per una ditta di import export, che smerciava pesce in tutto il mondo.Con quella statuetta del cazzo sono andato in bagno e ho colpito Arriett venti volte, finchè il suo sangue non ha riempito la vasca da bagno ed è colato sul pavimento, allora ho gettato la statuetta e tutto imbrattato di sangue sono tornato a sedermi e a guardare il quiz, erano le sette e zero tre di sera.Appena finì, mi alzai e ritornai in bagno, ripulii tutto, ma più toglievo il sangue di Arriett dal bagno più ritornavo in possesso di me stesso, una volta pulito tutto, andai giù nel garages dove tenevo la mia pistola e mi sparai nel petto. Appena tornato cosciente tutto finalmente è chiaro, la mia mente libera, ritorno padrone dei miei ricordi, mi guardo il petto e ci vedo un buco grosso come una mela, “Sono morto” prendo il biglietto dalla tasca e lo leggo: “JEREMY KILL” “Jeremy Kill… Jeremy Uccide” mentre il mio corpo scompare. Jeremy è da un sacco di cazzo di tempo che non lo vedo più porco il cazzo, prima avevamo problemi di comunicazione, adesso non c’è neanche da porsi il problema, chissà dove sarà finito.Mentre mi abbandono ai miei pensieri mi accorgo che ho un biglietto nella tasca, lo prendo, lo apro e leggo: “A_____” fine
Giugno 11, 2007 at 11:05 pm
Grazie per le foto, se mi dici quali preferisco..il racconto è interessante, solo che poi degeneri un pò..secondo me se vuoi inserirlo nel libro devi dargli una struttura diversa, più omogenea: inizi dividendo il racconto in giornate (7:03) e da metà cambi tutto..ci può stare ma dovresti fare uno stacco tra le due parti..e riveli il finale in una maniera inadeguata..cioè..hai creato una trama ingarbugliata, e sei stato bravo a mio avviso perchè non me lo aspettavo (e infatti ad un certo punto ho pensato “cazzo però poteva fare una cosa alla MEMENTO”, ma poi mi sono accorto che un pò lo avevi già fatto), però il finale lo butti là un pò frettolosamente e non emoziona..ho iniziato leggendo tranquillo, poi mi hai lentamente intesito con certi avvenimenti inaspettati e poi mi liquidi il finale in 10 righe così..rifai il finale dandogli il giusto peso, togli un pò di “cazzo”, e soprattutto…studia meglio la punteggiatura!!
Non voglio fare il saccente, magari ti ho detto un fracco di coglionate, i miei sono solo consigli di un assiduo lettore..
P.S.:ma poi…………tutto ciò………….che cazzo centra coi luoghi di aggregazione giovanile etc etc?
Giugno 12, 2007 at 10:26 am
oh grazie mille samu per i tuoi consigli, sono ben accetti, cerco xo di risponderti e salvare un pò la faccia a sto racconto breve:
primo: questa comunque è una bozza e non è la stesura “ufficiale” (quindi i tuoi consigli sono ancora piu utili in questa prospettiva)
secondo: effettivamente l’utilizzo dei cazzo etc. è volutamente esagerato e insistente, io purtroppo sono stato fulminato da Welsh e anche se cerco di non scrivere come lui, anche perchè credo non ne sarei capace, comunque inevitabilmente credo che nelle cose che scrivo cerco sempre di metterci il suo stile, almeno un pò.
terzo: si, effettivamente si avvicina un pò come tipo di racconto a memento o anche a machinist man (l’uomo senza sonno), the others e tutta quella “cinematografia” che segue questo genere soprannaturale-introspettivo, sinceramente non sò che altro nome dargli. Sicuramente è un racconto incasinato e non perfetto, ma comunque si può migliorare.
quarto: per quanto riguarda la punteggiatura, li sono sempre andato un pò a scazzo, nel senso che sono stato influenzato anche su questo da Kerouac che praticamente non usava punteggiatura o comunque la usava (credo volutamente) per creare una sorta di flusso di parole continuo. Non so se sono riuscito a fare ciò che intendevo fare in questo senso.
quinto: l’ultimo quesito che tu muovi probabilmente è quello più azzeccato, nel senso che si oggettivamente il racconto non centra un cazzo con il tema del lavoro. “Però”…
questo racconto non l’avevo pensato in questo senso, cioè quando l’ho scritto non pensavo di utilizzarlo per questo lavoro, ma mi sembrava che l’atmosfera quasi apocalittica del racconto si intonasse bene con le foto, ovvero, che in qualche modo, le foto, potessero far vedere questa atmosfera quasik come questo luogo non luogo, questo limbo in cui Jeremy è immerso.
Per ultima cosa ti dico che, come tutte le cose che scrivo, le scrivo di getto e in poco tempo, ho tentato di scrivere cose molto piu lunghe come ad esempio, romanzi e cose cosi, però perdo il filo molto spesso quando mi trovo a dover scrivere una cosa lunga, allora cerco di mettere tutto quello che avrei voluto mettere in un romanzo in racconti brevi, quindi spesso appunto si genera questo casino di informazioni nella confusione più totale.
Bon ho finito, kmq ti ripeto grazie x i consigli ne terrò conto quando aggiusterò il racconto.
Giugno 12, 2007 at 9:24 pm
p.s. Si comunque mi rendo conto che con il tema del lavoro non centra na sega.