Recensione sul libro di Peter Handke “Nei Colori Del Giorno”
Giugno 10, 2007
Premessa:
Ho cercato di leggere con molta attenzione questo libro che seppur breve mi è risultato particolarmente complicato, quindi, ho cercato di scrivere una recensione che avesse senso più di una volta, ma tutto quello che sono riuscito a tirare fuori è la recensione che posto qui di seguente, enjoy:
Nei Colori Del Sonno
Questo lavoro di Handke è fortemente autobiografico, presenta una sorta di viaggio posto allo stesso tempo su due piani differenti, il piano introspettivo e personale appunto e il piano onirico che attraversa questo mondo di colori e oggetti e fenomeni e della loro rappresentazione.L’autore va subito a complicare la vita del lettore, nel momento in cui va ad intricarsi in tutta una serie di disquisizioni, condite da un gran numero di citazioni e salta spesso e volentieri da un argomento ad un altro, finanche approdare a descrizioni tecniche, ad entrare nei particolari delle cose, dei colori ed in particolare della serie di dipinti, presi principalmente in considerazione in questo libro, si parla della Montagna di Sainte Victoire del pittore Paul Cézanne.Ora, sinceramente la lettura di questo libro, particolarmente in alcuni punti mi è stata ostica e insomma è un compito arduo stargli dietro, non tanto per il fatto che si dilunga in maniera estenuante su di argomenti che si potrebbero risolvere probabilmente senza tanto consumo di inchiostro, quanto più proprio per questo suo continuo elencare: luoghi e nomi e titoli di opere e quant’altro, che davvero è illeggibile in certi punti, poiché passa come già detto dalle vicende personali ai dettagli di un quadro con la leggiadria di un tricheco.L’errore più grosso a mio parere commesso da Handke è proprio il tentativo di razionalizzare e mettere nero su bianco la magia dei colori e di particolari eventi, come potrebbero essere i colori di un alba, che come ben sappiamo non sarà mai la stessa e il rapporto tra il paesaggio carico di quella particolare magia data da una luce particolare e dai colori che ne è composto, ma, la domanda che io mi pongo è come spiegare questo? Come spiegare la magia di certi momenti e, certo, Handke ci snocciola una lunga serie di considerazioni, sue o meno, sul paesaggio e sulla composizione di Cézanne, ma il quesito resta, ovvero come poi spiegare, il rapporto tra chi guarda in un determinato momento un paesaggio ed il paesaggio stesso, senza banalizzare il tutto?Da lettore curioso, apprezzo moltissimo il tentativo filosofico e artistico perché poi, questo libro è un fondersi di questi linguaggi, nonchè lo sforzo intellettuale di Handke, nel tentare un approccio così complicato a qualcosa che già di per sé è molto complicata. Ma, se l’obiettivo ultimo dello scrittore è quello di spiegare questi rapporti tra cose e colori e paesaggi, entrare in un certo senso nell’anima dei colori a mio parere non basterebbero cinquemila pagine per parlare di questo argomento in maniera esaustiva e che dia delle risposte al lettore.